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14 ottobre 2026

β-IDROSSIBUTIRRATO E RISPOSTA PONDERALE: PERCHÉ 0,5 MMOL/L NON VA TRASFORMATO IN UN “NUMERO-OBIETTIVO”

Obesità · Terapia chetogenica · Monitoraggio

Riferimento dello studio

Paoli A, Cerullo G, Paoli S, et al. Defining a ketone threshold for weight loss: evidence from 14 day daily β-hydroxybutyrate monitoring in 217 subjects on a ketogenic diet. Nutrition & Diabetes. 2026;16:47. DOI: 10.1038/s41387-026-00454-6.

Studio originale

Nel campione analizzato, tra le soglie di β-idrossibutirrato considerate, quella di ≥0,5 mmol/L è risultata la più fortemente associata alla perdita di peso. Il tempo necessario per raggiungere e mantenere questa concentrazione non è stato uguale per tutti: peso iniziale e sesso hanno mostrato un’associazione con il Time to Ketosis (TtK), evidenziando una variabilità individuale nella risposta. Il lavoro affronta un punto spesso semplificato: la chetosi non è soltanto presente o assente. Il monitoraggio quotidiano del β-idrossibutirrato consente di esplorare se livelli differenti di chetonemia si associno in modo diverso alla risposta ponderale, mentre l’associazione di peso iniziale e sesso con il Time to Ketosis richiama l’attenzione sulla variabilità individuale. Il valore dello studio sta quindi nell’aprire una lettura più articolata del monitoraggio, non nel fissare un numero da inseguire. Lo studio osserva un’associazione, ma non dimostra che raggiungere intenzionalmente 0,5 mmol/L determini una maggiore perdita di peso né che valori più elevati producano necessariamente risultati migliori. L’analisi riguarda inoltre un periodo di soli 14 giorni ed è una seconda analisi di dati provenienti da studi precedenti, integrati anche con un dataset non pubblicato. Questi elementi non consentono di considerare 0,5 mmol/L una soglia terapeutica universale né di estendere automaticamente il risultato a protocolli, durate e popolazioni differenti. Il dato non invita a inseguire una soglia, ma a interrogarsi su come interpretare la chetonemia all’interno della risposta individuale. In questo studio, 0,5 mmol/L è la soglia che, tra quelle analizzate, mostra l’associazione più forte con la perdita di peso, mentre il tempo necessario per raggiungerla e mantenerla varia tra i soggetti. Il messaggio da trattenere non è quindi “più chetoni significa più dimagrimento”, ma che la relazione tra chetosi e risposta ponderale potrebbe essere più articolata di una semplice distinzione tra “in chetosi” e “non in chetosi” e merita di essere interpretata nel contesto del singolo paziente.