The thrifty genotype: la generazione dei “risparmiatori di energia”

Quando l’evoluzione ci si ritorce contro

Negli ultimi decenni abbiamo assistito allo sfociare un’epidemia pandemica, quella dell’obesità, che altro non rappresenta, paradossalmente, che l’effetto collaterale del massimo dell’evoluzione della nostra specie.

L’uomo infatti si è selezionato per anni secondo i meccanismi naturali dell’adattamento volti alla sopravvivenza, facendo sì che migliorassero le nostre capacità di ottimizzare le riserve energetiche (corporee, sotto forma di grasso; e alimentari, sotto forma di zuccheri assunti con l’alimentazione) e quindi sopravvivere al meglio con il minor dispendio possibile di calorie. Siamo stati pertanto denominati The thrifty genotype generation; ovvero la generazione del “gene risparmiatore”.

Quindi, cosa succede se voi esponete una persona che ha questo particolare assetto genetico protettivo verso la carestia, cioè in grado di sopravvivere con 500 calorie al giorno, ad uno stile di vita urbano sedentario, con la possibilità di spostarsi con mezzi di trasporto e di svolgere le proprie attività quotidiane comodamente seduta davanti ad una scrivania, ma con un introito di 2000 calorie giornaliere? Diventerà obeso. È quello che è successo ai nostri nonni, che hanno vissuto questo periodo generazionale di passaggio in cui c’è stato l’avvento tecnologico e l’esodo dalle campagne alle metropoli.

Teniamo presente che fino a cento anni fa le guerre erano eventi ricorrenti, c’erano epidemie, carestie, perdite di raccolto con conseguente relativa scarsità di cibo. E c’è una variabile che differenzia l’uomo dalla macchina, che è l’adattamento: per le leggi del darwinismo, sopravvive meglio chi si adatta alle condizioni ambientali. L’adattamento è un tentativo di difesa dell’organismo, nei confronti della natura e i suoi mutamenti; se non fosse così, ci saremmo già estinti, come accadde per altre specie prima di noi. Abbiamo così sviluppato, come tutti gli altri mammiferi e fin dall’era preistorica, la capacità di depositare le calorie assunte in eccesso ai nostri fabbisogni sotto forma di tessuto adiposo, da cui trarre calorie in caso di necessità grazie al metabolismo ossidativo. Questo risulta essere pertanto, una riserva energetica secondaria rispetto a quella del glicogeno (zucchero ramificato presente nel fegato e nei muscoli avente funzioni di riserva energetica), nonché dei carboidrati assunti giornalmente con l’alimentazione. Insomma, rappresenta la nostra garanzia di vita da cui trarre energia in condizioni di bisogno.

C’è ancora una cosa da sottolineare: gli stessi sistemi energetici che hanno consentito l’evoluzione dei nostri predecessori 40.000 anni fa (fossero essi cacciatori o raccoglitori di bacche e radici), fino allo sviluppo dell’agricoltura, sono in grado di funzionare perfettamente anche ai giorni nostri. Il sistema anaerobico e la degradazione degli acidi grassi erano le due sorgenti energetiche primarie dei nostri antenati: grazie ad esse i nostri progenitori potevano svolgere le proprie attività fisiche. L’ossidazione degli acidi grassi era utilizzata per le attività in cui erano richieste performance fisiche lente e costanti, la glicolisi anaerobia consentiva di effettuare i le performance più rapide ed esplosive, come nell’ambito di una Fight or Flight Response (risposta di fuga o combattimento).

Questo meccanismo efficientissimo, che ci ha consentito di sopravvivere per millenni accumulando abilmente le calorie ingerite in eccesso sotto forma di scorte di grasso, oggi ci si sta ritorcendo contro. Si può dire che, proprio a causa delle abilità metaboliche di risparmio sviluppate nel corso del tempo, stiamo assistendo ad una sorta di involuzione per il combinato disposto tra la grande accessibilità alle riserve energetiche alimentari tipiche dei Paesi più ricchi e civilizzati, e la concomitante adozione di stili di vita sedentari caratterizzati da ridotti fabbisogni energetici.

Tutto ciò porta all’odierna epidemia di obesità: l’eccesso di grasso corporeo è causa di patologie cardiovascolari e non solo, ma rappresenta il protagonista attivo nell’instaurarsi del meccanismo di infiammazione cronica alla base di tutte le malattie degenerative che affliggono l’età odierna.

Riassumendo, potremmo dire che il nostro organismo si è evoluto per migliaia di generazioni per poter affrontare le carestie, ma noi gliele stiamo negando. In casi estremi, può essere indicato sottoporre l’organismo ad una piccola carestia simulata, al fine di fornire una specie di “reset” metabolico e farlo ripartire. È proprio quello che si fa quando si decide di sottoporre il paziente ad un piccolo protocollo di digiuno simulato, come ad esempio ad una dieta chetogenica a bassissimo contenuto di calorie (600-800 Kcal die).

Dott.ssa Eleonora Di Pietro
Biologa Nutrizionista

 

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